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La luce rossa sconfigge la depressione

Marzo 30, 2021

Abbiamo già visto come l’illuminazione a luce rossa dopo il tramonto predisponga e accompagni il nostro organismo verso il riposo notturno, e pertanto deve essere tassativamente l’ultima fonte di luce a cui dobbiamo esporci prima di addormentarci.

Spegnere il prima possibile ogni tipo di fonte luminosa e trascorrere la notte al buio completo è la scelta migliore per mantenere sincronizzati i nostri orologi circadiani, massimizzare la produzione di melatonina, minimizzare la produzione di cortisolo ed ottimizzare le varie fasi del sonno.

Ma se dovessimo necessariamente prolungare l’illuminazione fino a tardi o addirittura lavorare su turni notturni? 

Ovviamente, il nostro organismo ne risentirà comunque, ma perlomeno possiamo optare per un’opzione a minor impatto.

Contrariamente a quanto avviene con la luce blu, l’esposizione alla luce rossa durante la notte, al di sotto di una certa soglia di intensità, non altera in modo significativo la produzione di melatonina.

L’esposizione a fonti luminose aliene alla nostra fisiologia, oltre ad avere un impatto sulla sincronizzazione circadiana, ha anche un effetto importante sul nostro umore.

In uno studio, i ricercatori hanno osservato che la luce blu ha l’effetto peggiore sull’umore, subito seguita da quella bianca.

Ma i criceti esposti alla luce rossa di notte hanno una significativa riduzione dei sintomi depressivi e dei cambiamenti nel cervello correlati alla depressione rispetto ai soggetti esposti alla luce blu o bianca.

Ovviamente, gli unici soggetti che hanno avuto un risultato migliore, sono stati quelli esposti al buio totale durante la notte.

Questo può avere implicazioni molto importanti, particolarmente per le persone che lavorano su turni, molto più soggetti a disturbi dell’umore.

Utilizzando propriamente la luce rossa, infatti, si possono mitigare gli effetti devastanti di questa pratica anti-evoluzionistica.

Pertanto, chi lavora su turni farebbe meglio, qualora possibile, illuminare la stanza con la luce rossa.

I fotorecettori, oltre ad operare la trasduzione fotonica in segnali elettrici per istruire il nucleo soprachiasmatico alla regolazione degli oscillatori circadiani, mandano anche messaggi alle aree del cervello preposte alla modulazione delle emozioni e dell’umore.

Analizzando le regioni dell’ippocampo dei criceti, i ricercatori hanno trovato che i soggetti del gruppo luce blu e luce bianca presentano una significativa riduzione delle spine dendritiche rispetto al gruppo buio e al gruppo luce rossa. 

Le spine dendritiche, sono piccole protrusioni dei dendriti che ricevono segnali eccitatori sensibili al glutammato. La densità delle spine dendritiche di un neurone è correlata al numero di connessioni con le terminazioni assoniche afferenti e può essere considerata come una misura della complessità delle sue funzioni. 

Una minor densità delle spine dendritiche nell’ippocampo e nella corteccia prefrontale è collegata anche alla depressione.

I test comportamentali effettuati suggeriscono che la lunghezza d’onda della fonte luminosa gioca un ruolo chiave nella regolazione dell’umore.

I ricercatori, sottolineano che oltre a chi lavora su turni, anche chi ha necessità di andare in bagno o accendere la luce in camera da letto, farebbe meglio a procurarsi una fonte di illuminazione a luce rossa.

In conclusione, la nostra Cyrcared è uno strumento fondamentale non solo come ultima fonte luminosa della giornata, ma anche per chi non può fare a meno di un’illuminazione notturna.

Riferimenti:

https://www.sciencedaily.com/releases/2013/08/130806203150.htm

https://www.hindawi.com/journals/ije/2010/829351/

https://www.tesionline.it/appunti/principi-di-biologia-e-genetica-del-comportamento/spine-dendritiche-e-plasticità-sinaptica/578/109

https://www.hindawi.com/journals/np/2016/8056370/

Alessio Angeleri

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