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Luce rossa e infrarossa: “amiche della pelle”

Maggio 2, 2021

Data la combinazione tra l’alto grado di penetrazione nella pelle e l’assorbimento da parte dell’acqua interfacciale e dei componenti della catena respiratoria, la luce nello spettro tra i 600 e i 1300 nm è molto efficace per stimolare la guarigione delle ferite, la riparazione dei tessuti e il ringiovanimento della pelle.

Rispetto alle modalità ablative traumatiche (laser resurfacing) e non ablative (luce pulsata intensa), che inducono una riparazione dei tessuti secondaria causando un danno controllato al derma o all’epidermide, la fotobiomodulazione non è traumatica e bypassa lo step iniziale distruttivo, stimolando i processi rigenerativi.

Il suo meccanismo d’azione comprende l’incremento della proliferazione cellulare, la migrazione e l’adesione. 

I tipi di cellule maggiormente coinvolte nella rigenerazione della pelle e dei tessuti sono i fibroblasti, i cheratinociti e le cellule immunitarie (mastociti, neutrofili e macrofagi), che possono essere stimolati utilizzando lunghezze d’onda specifiche, con significative proprietà di penetrazione. 

La fotobiomodulazione è scevra degli effetti collaterali dei trattamenti traumatici, come l’infiammazione, il dolore e le lunghe tempistiche di recupero, ed è perfino utilizzata per ridurre i sintomi comuni del laser resurfacing e della luce pulsata intensa.

I laser e i LED sono fonti luminose efficaci per la fotobiomodulazione, e gli effetti dipendono dalla lunghezza d’onda utilizzata, dall’irradianza e dalla fluenza. 

La fotobiomodulazione induce miglioramenti significativi sulla pelle, stimolando la produzione di collagene e riducendo le linee sottili e le rughe.

I miglioramenti riscontrati dai ricercatori riguardano il miglioramento della carnagione, delle sensazioni individuali, della rugosità valutata profilometricamente e della densità del collagene misurata ultrasonograficamente.

L’attività dei fibroblasti e i processi di rimodellamento della matrice dermica sono correlati ad un incremento della densità di collagene intradermico e ad una riduzione dei segni dell’invecchiamento. 

I meccanismi proposti riguardano la fotostimolazione delle molecole terminali nella catena di trasporto degli elettroni e l’attivazione delle molecole d’acqua coerente, che permette di incrementare la produzione di ATP, aumentare lo scambio metabolico e influenzare i meccanismi di trasporto ionico nelle membrane cellulari.

Un’analisi sui fibroblasti ha rivelato che la luce rossa è in grado di regolare l’espressione di 111 geni coinvolti nelle funzioni cellulari, come la proliferazione, l’apoptosi, la risposta allo stress, il metabolismo dei substrati energetici, la funzionalità mitocondriale, la sintesi e la riparazione del DNA, le funzionalità collegate agli antiossidanti e l’interazione tra il citoscheletro e la cellula e tra le cellule.

Le evidenze sperimentali hanno mostrato una tendenza verso risultati migliori in soggetti femminili nell’incremento della densità di collagene. Questa risposta specifica può essere spiegata dalle differenze fisiologiche tra la pelle degli uomini e quella delle donne relativamente ai livelli endocrini e della matrice extracellulare. 

In conclusione, la fotobiomodulazione a luce rossa e infrarossa rappresenta un trattamento molto efficace e non traumatico per il ringiovanimento della pelle.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3926176/

Alessio Angeleri

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